Rendicontazione di sostenibilità tra passato e futuro, come devono muoversi le aziende?
Negli ultimi anni la rendicontazione di sostenibilità in Europa ha attraversato una profonda trasformazione normativa. Dalla NFRD (Non-Financial Reporting Directive, 2014/95/UE), che richiedeva agli Enti di Interesse Pubblico la comunicazione delle informazioni di carattere non finanziario, si è passati alla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive, UE 2022/2464), Direttiva che ha introdotto gli ESRS come standard di riferimento europeo e modificato i parametri della rendicontazione di sostenibilità.
All’inizio del 2025 il quadro normativo sulla rendicontazione di sostenibilità è stato oggetto di una revisione significativa: con l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi e rafforzare la competitività dell’Unione, la Commissione europea ha presentato il Pacchetto Omnibus, che interviene in modo strutturale sulla CSRD, ridefinendo tempistiche di applicazione e perimetro degli obblighi di rendicontazione per le diverse categorie di imprese “Wave”.
Tabella 1: Tempistiche originarie di applicazione della Direttiva CSRD (“Waves”) per tipologia di impresa
- COM(2025)80: posticipo temporale degli obblighi di rendicontazione (meccanismo “stop the clock”);
- COM(2025)81: revisione sostanziale del perimetro di applicazione della CSRD.
Sul primo fronte, lo stop-the-clock è divenuto operativo con l’entrata in vigore, il 17 aprile 2025, della Direttiva (UE) 2025/794, recepita in Italia con la legge n. 118 dell’8 agosto 2025. Attraverso questa misura l’Unione Europea ha rinviato di due anni l’entrata in vigore degli obblighi di rendicontazione previsti dalla CSRD per le imprese non ancora soggette, offrendo più tempo alle aziende per prepararsi all’applicazione degli ESRS.
Tabella 2: Tempistiche di applicazione della Direttiva CSRD dopo la pubblicazione dello stop the clock (“Waves”) per tipologia di impresa
La riforma introduce le seguenti soglie dimensionali:
Tabella 3: Soglie di applicazione della Direttiva CSRD in seguito all’approvazione del Pacchetto Omnibus per tipologia di impresa
Contestualmente alla revisione della CSRD, EFRAG, incaricato dalla Commissione Europea, ha pubblicato a fine novembre gli Exposure Drafts degli ESRS Revised aventi l’obiettivo di semplificare il primo set di ESRS. L’adozione definitiva è attesa nel primo trimestre del 2026.
I principali ambiti di intervento riguardano sia modifiche strutturali e di forma, volte a rendere gli ESRS più chiari e accessibili, sia cambiamenti sostanziali nei contenuti e nei requisiti di rendicontazione. Tra le principali novità:
- eliminazione dei datapoint volontari e riduzione dei datapoint obbligatori (-61%);
- eliminazione dei sub-sub-topic;
- riorganizzazione del testo con requisiti applicativi collocati subito dopo i paragrafi di riferimento;
- eliminazione degli standard settoriali specifici;
- nuovo approccio alla doppia materialità ispirato al framework “fair presentation”;
- applicazione di un approccio top-down per l’identificazione degli IROs;
- introduzione del principio relativo ai costi e agli sforzi sproporzionati.
Nell’ambito dell’Omnibus, la Commissione è intervenuta anche con il Regolamento Quick-Fix (luglio 2025) rivolto alle imprese della Wave 1, chiamate a rendicontare già sul FY 2024 e rimaste escluse dallo Stop-the-Clock.
L’intervento riduce gli oneri iniziali e aumenta la certezza applicativa senza alterare l’impianto degli standard: per gli esercizi 2025-2026 estende in larga parte le flessibilità transitorie previste dalla versione originaria degli ESRS anche alle imprese >750 dipendenti e consente di rinviare fino al 2027 alcune informazioni specifiche (tra cui rischi e opportunità ambientali, alcuni profili sociali della forza lavoro e la rendicontazione di Scope 3), fermo restando l’obbligo di fornire sintesi informative ove lo standard tematico sia materiale.
Alla luce di questo quadro cambiato in modo repentino e caratterizzato da cambiamenti così significativi, quali indicazioni operative dovrebbero seguire oggi le imprese europee per la rendicontazione di sostenibilità?
Imprese di Wave 1: cosa fare oggi
Le imprese di Wave 1 che sono già state tenute a rendicontare il FY 2024 sulla base della versione originaria degli ESRS, qualora si trovino al di sotto delle nuove soglie, mantengono l’obbligo di rendicontazione per gli esercizi 2025 e 2026 fatta eccezione per il caso in cui gli Stati membri di appartenenza introducano un regime di esenzione anticipata a livello nazionale. In ogni caso, resta valida la possibilità di beneficiare delle flessibilità introdotte dal Regolamento Quick-Fix.
Per queste imprese sarà ad ogni modo importante dare continuità al percorso intrapreso, in particolare:
- consolidando i processi di raccolta e validazione dei dati;
- definendo le priorità del processo di reporting superando l’approccio della pura compliance legislativa;
- monitorando l’evoluzione degli ESRS Revised per adeguare progressivamente l’impianto di rendicontazione.
Per le imprese “sopra soglia” che rientrano anche nel nuovo campo di applicazione della CSRD, sarà invece necessario:
- continuare a sviluppare ed investire nei presidi di sostenibilità più rilevanti;
- efficientare i propri processi di raccolta dati nei limiti previsti dai nuovi ESRS, in particolare lungo la catena del valore;
- integrare la sostenibilità nei processi di governance, con responsabilità chiare e momenti di riesame periodico.
Imprese non rientranti nel campo di applicazione della CSRD
Con l’approvazione del Pacchetto Omnibus e l’introduzione delle nuove soglie dimensionali, una parte significativa delle imprese che, secondo l’impianto originario della CSRD, sarebbe rientrata nelle Wave 2 e 3 risulta oggi esclusa dall’obbligo di rendicontazione di sostenibilità.
Per queste imprese la rendicontazione non scompare, ma cambia radicalmente di natura: da adempimento normativo diventa una scelta strategica, sempre più rilevante per rispondere alle richieste di clienti, istituti finanziari, partner e stakeholder.
In questo contesto, è opportuno sviluppare o consolidare gli elementi di sostenibilità maggiormente strategici, tra cui:
- un approccio strategico alla sostenibilità, riconoscendo il valore di competitività e non solo di conformità legislativa;
- lo sviluppo di politiche, azioni e obiettivi connessi ai principali impatti ESG;
- il calcolo dell’impronta carbonica di organizzazione e lo sviluppo di piani di transizione climatica anche in forma semplificata, per rispondere alle richieste crescenti di gestione dei rischi climatici.
Per quanto riguarda i framework di rendicontazione:
- i GRI Standards rappresentano il framework più completo e riconosciuto a livello internazionale. Sono particolarmente indicati per imprese che hanno già avviato un percorso strutturato di sostenibilità, dispongono di processi minimi consolidati e intendono mantenere una rendicontazione approfondita, comparabile e credibile verso il mercato;
- i VSME, standard volontari ispirati agli ESRS e pensati per le PMI, offrono un approccio proporzionato e scalabile. Consentono di avviare la rendicontazione partendo da un set informativo essenziale, riducendo i carichi operativi e lasciando spazio a un’evoluzione progressiva nel tempo.
- gli ESRS aggiornati, seppur al momento non approvati ufficialmente, rappresenteranno una rilevante alternativa, visto il loro valore istituzionale e la loro adozione da parte delle più grandi imprese.
Per molte imprese escluse dal perimetro CSRD, in particolare quelle di dimensioni minori o con una struttura organizzativa più snella, l’adozione dei VSME rappresenta un punto di partenza efficace, consentendo di definire confini, responsabilità e dataset fondamentali e di costruire progressivamente un sistema di rendicontazione più maturo.
Uno scenario ridefinito
Dopo un periodo di incertezza caratterizzato da una revisione normativa durato quasi un anno, l’approvazione del Pacchetto Omnibus ha segnato il raggiungimento di un nuovo e desiderato stato di certezza per lo scenario europeo sulla rendicontazione di sostenibilità. L’obbligo ha ridotto notevolmente il numero di imprese soggette alla Direttiva CSRD, ha ridotto i requisiti della rendicontazione, ma la sostenibilità resta un fattore centrale di competitività e trasparenza.
Per le imprese si apre con ancora maggior forza la possibilità di interpretare la sostenibilità non più come in via prioritaria come una risposta a un obbligo normativo, ma una leva strategica per posizionarsi al meglio in un contesto di mercato in cui le sfide della sostenibilità permangono concrete e non rimandabili.
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